Fiducia: un ingrediente fondamentale della sharing economy

Condividere una stanza, una casa o uno spazio commerciale è ormai un tipo di esperienza diffusa nel grande mare della sharing economy: da qualche anno a questa parte l’offerta e l’utilizzo di stanze e immobili per soggiorni turistici o di lavoro, di location per eventi di più o meno vasta portata, o ancora dei cosiddetti pop-up stores, allestiti tramite l’affitto temporaneo di locali o addirittura il montaggio di strutture rimovibili, è cresciuta a ritmi esponenziali. Realtà come Airbnb, Couchsurfing, Splacer – o ancora Uber e Bla Bla Car per sconfinare nel settore trasporti – si propongono ormai come soggetti economici forti, con prospettive d’affari di livello internazionale e milioni di utenti.

E’ evidente che non si possa più relegare il fenomeno alla semplice curiosità di sperimentare un nuovo modo di vivere queste tipologie di spazi, ancora meno banalizzarlo come un superficiale flusso di tendenza a cercare alternative alle forme tradizionali dell’alloggio turistico o del locale commerciale. Non è un caso che ad inizio 2016 sia stato proposto un disegno di legge per la regolamentazione del settore: la proposta è ora al vaglio delle Commissioni Trasporti e Attività Produttive della Camera.

Ma, aldilà dell’impatto economico globale e dei possibili sviluppi legislativi, ciò che appare più interessante è comprendere le motivazioni degli utenti ad utilizzare questi strumenti: quali sono i fattori fondanti su cui si basa la decisione di un host di mettere a disposizione uno spazio per dormire, organizzare un evento o ad affittare il proprio locale ad un marchio per un tempo limitato? Fare questo genere di riflessione può essere una chiave di lettura importante per analizzare il successo e l’efficacia di queste esperienze di sharing economy.

Due sono le parole chiave che emergono con più forza e frequenza: accessibilità e fiducia. Perché un’economia basata sulla condivisione è prima di tutto un fatto culturale. Se ne è parlato anche di recente a Milano, a #ioCondivido, Festival della Sharing Economy organizzato da Altroconsumo. Come ha ben sintetizzato il professor Arun Sundararajan della Stern School of Business di New York, noto studioso delle varie forme di economia collaborativa:

l’elemento su cui realmente si basa la sharing economy è la fiducia digitale che si ha nei confronti delle piattaforme utilizzate.

La reputazione online in questo senso rappresenta un autentico motore per rendere concreta la condivisione: la garanzia fornita all’utente per lo scambio di ospitalità o per la disponibilità di marketplace per eventi da una piattaforma facilmente accessibile, dalle regole semplici e dalla comprovata sicurezza è una base solida su cui costruire una relazione di fiducia e reciproca interazione fra gli utenti. Questi, una volta registrati e dunque parte attiva dello scambio, si aprono, anche a livello personale, ai benefici di una dinamica peer-to-peer, impossibile nei contesti economici tradizionali. L’elemento di un guadagno extra per chi ospita o – ribaltando la prospettiva – di una spesa meno gravosa per chi viaggia o allestisce non è ovviamente del tutto passato in secondo piano, ma la tendenza è chiara secondo Sundararajan:

Nel momento in cui creiamo una nuova forma di fiducia diamo vita anche a una nuova forma di economia, la espandiamo enormemente.

Il miglior modo per trovare conferme a quanto appena detto è immergersi nel variegato universo delle community e dei blog, ufficiali e non, delle piattaforme già citate: un folto microcosmo di esperienze, opinioni, suggerimenti, testimonianze capace di amplificare ulteriormente il senso di condivisione. Qualche esempio? La sezione “Stories” del sito couchsurfing.com, che raccoglie post, foto e racconti degli utenti, o il curatissimo “Community Center” di Airbnb; l’utile blog di Bla Bla Car, che a una sezione dedicata agli utenti che hanno qualcosa di bello da raccontare affianca notizie sul traffico e altre informazioni di servizio; l’area magazine di Whataspace.it, che unisce alle news principali interviste agli host, guide e tutorial, approfondimenti sui progetti più innovativi e riusciti. E’ naturale che esista anche l’altra faccia della medaglia: il web è letteralmente popolato di profili social, blog e pagine che raccontano esperienze negative o episodi imbarazzanti. Ma ciò paradossalmente rafforza un assunto di base: è il mix di semplicità, accessibilità e sicurezza a consentire una così forte espansione di questo modello economico, un territorio in cui l’utente percepisce di potersi muovere liberamente e consapevolmente, con un’affidabile struttura a supporto ma con una logica di sviluppo “orizzontale” e per l’appunto condivisa.

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