Farsi notare dalle aziende col Personal Branding

Come farsi notare dalle aziende col Personal Branding

Un tempo, quando ci si candidava a una posizione lavorativa, bastava un semplice curriculum vitae e via. Invece oggi un cv non è sufficiente e i recruiter vanno a caccia di informazioni sul candidato su internet. Facebook, Instagram e tutti i social, il blog personale, i forum e naturalmente Google, sono una fonte di informazioni sterminata e preziosa sull’identità di chiunque. Dunque, attenzione alla privacy certo, ma attenzione anche a utilizzare questi strumenti in nostro favore facendo, dove necessario, del sano Personal Branding.

Cosa vuol dire? Semplicemente che se, ad esempio, si sta cercando lavoro in ambito Marketing, sarà bene avere profili social attivi, completi di informazioni pertinenti, badando a rendere private le foto dell’ultimo sabato sera in discoteca, rendendo invece pubbliche quelle dell’ultimo evento di settore a cui avete partecipato.

Tutto quel che i motori di ricerca potranno restituire digitando il vostro nome e cognome dovrà contribuire a definire il vostro profilo virtuale, quello in base al quale sarete scelti o scartati dall’azienda. In questo modo i social, la rete in generale, diventano per chi cerca lavoro una vetrina attraverso cui promuovere se stessi, ma anche uno strumento di recruiting per le aziende.

Secondo Riccardo Scandellari, esperto di Personal Branding e online reputation, promuovere se stessi vuol dire far diventare se stessi un marchio, proprio come ha fatto lui che ha trasformato la propria identità virtuale in un vero e proprio brand, Skande!

Curare la propria reputazione online è fondamentale per essere rintracciati dalle aziende che ci interessano, il che ha naturalmente dei grandi vantaggi anche per le aziende stesse, che sempre più facilmente potranno individuare online la personalità giusta a cui affidare una parte delle proprie attività di comunicazione.

Guadagnare con il personal branding

L’aspetto più interessante del Personal Branding però è un altro. Oltre a portare benefici a chi è in cerca di lavoro, le strategie di Marketing applicate a se stessi danno anche la possibilità di guadagnarsi da vivere facendo di se stessi un brand. Impossibile dite?

A facilitare la promozione online di se stessi ci sono le nuovissime piattaforme e community nate per mediare l’incontro tra aziende e privati. Ad esempio Brandorbi, la prima piattaforma di organizzazione eventi per le aziende, da parte di comuni utenti fortemente appassionati a un certo settore. Non stiamo parlando di multinazionali in cerca di pubblicità facile né di aziende votate esclusivamente alla vendita, ma di realtà imprenditoriali locali, aziende di medie o piccole dimensioni, a volte anche artigianali, il cui desiderio è far conoscere il proprio brand attraverso un network di persone e utenti realmente appassionati a un certo settore.

Ma qual è il criterio in base al quale un’azienda dovrebbe scegliere il vostro profilo piuttosto che un altro? Su Brandorbi ogni utente è chiamato a compilare un profilo in cui dovrà raccontarsi alle aziende con sincerità e creatività. Soltanto promuovendo se stessi e le proprie caratteristiche uniche le aziende potranno individuare i profili più affini e pertinenti a cui affidare l’organizzazione del proprio evento.

Cos’è quindi essere un influencer?

Pensate a tutti quei blogger diventati influencer chiamati da decine di aziende ad essere loro testimonial. A tutte quelle fashion blogger, food blogger per non dire mamme blogger, premiate dalle aziende per la loro popolarità online con trattamenti di bellezza costosissimi, pacchi e pacchi di alimenti pregiati, forniture di pannolini per 24 mesi, il tutto GRATIS. Magia della rete? Niente affatto! Anche questo è Marketing! 

Ecco qualche nome da cui prendere spunto:

  • Zelda Was a Writer, Bookblogger, ideatrice per Rizzoli Galleria del Bookeaters Club di Milano e brand ambassador di decine di marchi tra cui Canon e Sephora.
  • Con Amore Squallore, la prima BookTuber italiana e Interno Storie, BookBlogger. Sui blog e i canali social di Ilenia e Marina si parla soltanto di libri!
  • Le cose di Kikka, settore Beauty. Blog e social a tema raccontati da una Beautyblogger stravagante e che ha il pregio di aver dato nuovo lustro in Italia alla moda dark.
  • A Gipsy in the Kitchen, blogger settore Life Style e di recente testimonial per Lumberjack e la campagna social #UrbaNatures.

Diventare un influencer richiede tempo, impegno, costanza e passione. Fare Personal Branding per guadagnare è un lavoro a tempo pieno.

Rudy Bandiera, esperto di Personal Branding, in un articolo sul suo blog, sottolinea l’importanza dell’essere sinceri nel definire la propria identità online. Se ad esempio – dice Rudy Bandiera– io sono astemio e un’azienda di alcolici mi contatta per promuovere il suo brand, forse c’è qualcosa che non va.O l’azienda non ha colto questa caratteristica del mio profilo, oppure io non ho comunicato esplicitamente questa mia caratteristica o, ancora peggio, sono stato proprio io a depistare l’azienda fornendo un’informazione falsa. Ad ogni modo, mentire non servirà a nulla, giacché la mancanza di affinità avrà come risultato una collaborazione infruttuosa per entrambe le parti.

Attenzione quindi a definire gli obiettivi della propria attività di Personal Branding con onestà intellettuale e a lavorare per promuoversi con creatività e chiarezza.

Un esercizio di personal branding: il canvas!

Tutto bellissimo, ma come si fa ad elaborare una strategia di Personal Branding?

Luigi Centenaro è l’ideatore del Canvas, una griglia molto articolata che consente di lavorare su se stessi elaborando una strategia di Personal Branding vincente.

Il Canvas pone una serie di domande con lo scopo di individuare i punti di forza e i punti di debolezza di ognuno, gli strumenti a disposizione e gli obiettivi da raggiungere.

 

Una volta riempite tutte le aree del framework sorgeranno numerose domande e forse qualcuno potrà scoprire debolezze di cui non era al corrente e fare un passo indietro. Sbagliato! Il Canvas nasce esattamente per questa ragione, provocare una piccola crisi d’identità a partire dalla quale rielaborare la propria identità online creandone una nuova, vendibile e vincente.

Per fare Personal Branding quindi è fondamentale mettersi in discussione, essere autocritici, comprendere quali sono i margini di miglioramento, quali i punti di forza da promuovere e con quali strumenti. Un lavoro lungo, articolato, che richiede pazienza e costanza.


Ma che grande opportunità di crescita e di lavoro è la rete!

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